Trichogaster lalius o Colisa Lalia.

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Stefano Ghizzardi
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Trichogaster lalius o Colisa Lalia.

Messaggio da Stefano Ghizzardi » 13 aprile 2017, 9:58

Trichogaster lalius o Colisa Lalia.

Origini e habitat naturale

Trichogaster lalius.jpg

Il Trichogaster lalius o Colisa lalia, chiamato anche Gourami nano, classificato per la prima volta da Hamilton nel 1822, è un anabantoideo, originario del subcontinente indiano, ove vive in ambienti molto ricchi di vegetazione, con acque non molto profonde e poco mosse, in particolare fossi, stagni e paludi.

La denominazione Colisa lalia di per sé è obsoleta, sostituita dalla classificazione come Trichogaster lalius, ma gli appassionati di acquariofilia vi sono rimasti legati, quindi, di fatto, questo bellissimo pesce è chiamato più col suo vecchio nome che con quello nuovo.

Va subito fatto notare un particolare che forse sarà sfuggito ai più: sopra ho scritto anabantoideo e non anabantide, in quanto in base alle ultime classificazioni i Trichogaster lalius non sono più considerati come appartenenti alla famiglia degli anabantidi, bensì a quella degli Osphoronemidae. Pertanto, per quanto sia abbastanza comune sentir dire che il Colisa è un anabantide, questa affermazione è da considerarsi errata.

Nell’habitat naturale in cui vivono questi pesci, a causa delle forti piogge monsoniche, le variazioni dei livelli e delle condizioni dell’aria sono veramente notevoli. Questo fa del Trichogaster lalius un pesce molto resistente e adattabile a diversi valori dell’acqua, per quanto preferisca di norma acque leggermente acide e tenere.

Il continuo variare dei livelli dell’acqua nel suo habitat non è però un grosso problema per il Colisa lalia in quanto, come tutti gli anabantoidei, è dotato di un organo speciale, il labirinto, che gli consente di respirare anche fuori dall’acqua.

Grazie a questo straordinario organo, posizionato nel capo dell’animale ed estremamente vascolarizzato, i Trichogaster lalius riescono a sopravvivere respirando anche in condizioni di acqua limacciosa, quasi fangosa, molto carica di sedimenti e vegetali in decomposizione.

Questa sua caratteristica, come vedremo, è un grosso vantaggio in natura, ma richiede qualche piccolo accorgimento da parte degli acquariofili che volessero ospitare nelle loro vasche questo splendido pesce, come vedremo in seguito.

Descrizione.

Il Trichogaster lalius è il più piccolo tra i pesci appartenenti al suo genere e raggiunge al massimo i 9 cm di lunghezza, anche se solitamente in acquario non supera gli 8 cm. Le femmine sono leggermente più piccole, oltre che meno colorate dei maschi.

Il corpo, ovaleggiante e molto compresso ai lati, e la pinna dorsale sono attraversati da numerose bande verticali di colore azzurro e rosso dagli splendidi riflessi metallici. A seconda della varietà da allevamento cui apparterrà il Trichogaster che avremo davanti, sarà poi prevalente l’azzurro piuttosto che il rosso o l’arancio dorato.

Caratteristiche inoltre sono le pinne ventrali, i palpi, che nel Colisa sono simili a filamenti molto allungati, che hanno la funzione di organo tattile. I palpi permettono al Trichogaster lalius di orientarsi anche in condizioni di scarsa o nulla visibilità trovando cibo e compagne per la riproduzione.

Dimorfismo sessuale

Coppia di Colisa.jpg


Il dimorfismo sessuale nei Colisa è piuttosto accentuato, soprattutto negli esemplari adulti.

Le femmine innanzitutto sono più piccole e solitamente molto meno colorate in quanto l’argento prevale sugli altri colori.

La pinna dorsale delle femmine è inoltre meno pronunciata, più arrotondata e termina con una forma meno appuntita rispetto a quella dei maschi.
Il corpo delle femmine è poi più tondeggiante.

Nei negozi purtroppo si trovano spesso femmine colorate tanto quanto i maschi: evitatele accuratamente, in quanto sono frutto di stimolazioni ormonali avvenute durante l’allevamento. Tali esemplari sono molto più deboli e cagionevoli di quelli non “artefatti”, spessissimo sono addirittura sterili o portatori di geni regressivi che portano alla morte prematura o li rendono particolarmente esposti a malattie letali.

Allevare il Trichogaster lalius.

Colisa_lalia_f.jpg

Allevare i Colisa non presenta particolari difficoltà, basterà avere alcuni accorgimenti.

In primo luogo, la vasca dovrà essere obbligatoriamente chiusa, a meno che non si abiti in zone particolarmente calde. La possibilità di respirare attraverso il labirinto dei Trichogaster infatti, li rende delicati rispetto alle variazioni di temperatura che possono esserci tra l’acqua e la superficie.
Un colpo d’aria fredda potrebbe danneggiare il labirinto degli esemplari adulti, mentre ucciderebbe quasi sicuramente i piccoli. In una vasca con coperchio invece si crea una zona d’aria calda e umida sopra la superficie che è perfetta per questi pesci.

Va inoltre tenuto presente che i Trichogsater sono ottimi saltatori, quindi con una vasca aperta ci sarebbe il rischio concreto che, addocchiata una preda volante, i nostri beniamini saltino fuori dall’acquario con esiti prevedibilmente disastrosi.

Ma veniamo all’allestimento della vasca.

L’acquario ideale per i Colisa non dev’essere necessariamente molto capiente in quanto non sono grandi nuotatori. Tuttavia, viste le loro dimensioni non certo irrilevanti e la loro territorialità, bisognerà considerare un litraggio di 60 lt e un lato lungo da almeno 60 cm come il minimo sindacale per ospitare una coppia.

Se si vogliono ospitare più coppie invece non si potrà scendere sotto i 200 litri, pena scontri letali tra i maschi. Ovviamente più la vasca sarà grande e meglio staranno.

La vasca dovrebbe essere molto ben piantumata, ma preferibilmente senza una luce eccessiva. Bisognerebbe piantumare con essenze in grado di raggiungere la superficie e di fluttuare su di essa, in modo da favorire la costruzione del nido di bolle durante la riproduzione. Una buona scelta può essere anche quella di inserire piante galleggianti. Ottimi risultati si ottengono di solito con la Riccia fluitans.

I valori dell’acqua non sono particolarmente importanti, a patto ovviamente di garantire un’acqua pulita e senza inquinanti. Preferibilmente il ph dovrà essere leggermente acido e l’acqua abbastanza tenera. Diciamo che i valori ideali potrebbero esser Ph 6,8 Kh 6 T 25°.

In linea di massima il range di valori in cui può vivere bene il Trichogaster lalius è il seguente:
Ph 6-7,5
Kh 2-18
Temperatura 22-27°


Sulla temperatura va specificata una cosa importante. In rete infatti si trova, su alcuni siti, che il Trichogaster lalius vive anche in acque abbastanza fredde, fino a 15°.

Questo in realtà è in parte falso, perché a temperature sotto i 20/22° il Colisa è esposto con estrema facilità a micosi difficilmente curabili. La vasca andrebbe dunque tenuta a temperature attorno ai 24/25° per far stare al meglio questi splendidi pesci.

1280px-Colisa_lalia_-_side_(aka).jpg

Quali compagni di vasca per i Trichogaster lalius?

I Trichogaster lalius sono pesci abbastanza pacifici, ma ciò non vuol dire che siano inseribili senza alcun problema in un acquario di comunità.

I maschi infatti sono piuttosto territoriali, soprattutto verso i conspecifici e con pesci simili a loro. Inserire più coppie dunque andrebbe fatto solo in vasche di grandezza adeguata e ben divise in territori in modo che i due o più maschi presenti quasi non debbano incontrarsi.

Non è opportuno inserirli con altri Trichogaster o con dei Betta, lo scontro sarebbe infatti molto probabile, o addirittura certo in caso di allestimenti inadeguati o vasche non sufficientemente capienti.

Andrebbero evitati anche coinquilini col “vizietto” di morsicare le pinne degli altri pesci, in caso contrario soprattutto i palpi, le pinne ventrali del Colisa, farebbero presto una brutta fine. Vanno dunque esclusi, per esempio, i Barbus pentazona o similari.

Compagni ideali per i Trichogaster lalius sono le Rasbora, in particolar modo quelle meno piccole come le heteromorpha, le espei o le hengeli. In vasche adeguatamente grandi si possono inserire anche dei Puntius titteya. Buoni compagni sono anche i pesci asiatici appartenenti alla famiglia dei Gobidi, i Pangio Kulhii ed eventualmente dei Corydoras aeneus.

L’inserimento di caridine sarà possibile in vasche ben piantumate, altrimenti si rischierà di vederle predate, soprattutto nel periodo della muta, o per lo meno non si assisterà ad alcuna riproduzione di queste ultime.

Alimentazione dei Trichogaster lalius.

In natura si cibano soprattutto di prede vive, ma in acquario si adattano rapidamente a qualsiasi cibo, sia secco che surgelato.
L’importante, come sempre, sarà variare il più possibile l’alimentazione per apportare tutti i nutrienti necessari.

Si potrà dare cibo in granuli, in scaglie, surgelato e liofilizzato, ma anche vivo (con le dovute accortezze). Molto graditi sono i Chironomus che, opportunamente inseriti nella dieta dei Colisa, facilitano lo svilupparsi di una colorazione intensa.

Riproduzione.

La riproduzione dei Trichogaster lalius in acquario non è difficile, ma è subordinata ad alcune condizioni, alcune dipendenti dall’acquariofilo, altre no.
Innanzitutto bisognerebbe sapere da dove vengono i nostri Trichogaster. Se provengono da allevamenti che fanno uso indiscriminato di ormoni per favorire la crescita e la colorazione, con ogni probabilità saranno sterili, quindi ogni tentativo di riproduzione andrà a vuoto, qualsiasi cosa faccia l’acquariofilo.

Come riconoscere questi pesci? Purtroppo non sempre è facile, in linea di massima possiamo dire che vanno evitati accuratamente gli esemplari troppo colorati, soprattutto le femmine.

In negozio difficilmente i pesci trovano le condizioni ideali nelle quali esprimere al meglio le loro colorazioni e la loro livrea: se invece si mostrano nel pieno della forma, o il negoziante è molto bravo (e ce ne renderemmo conto subito) o il pesce è stato “aiutato” con ormoni.

In secondo luogo bisognerebbe appurare che i Colisa che andiamo a comprare non siano figli di consanguinei, ma questo è già più difficile da accertare, a meno che non li si stia acquistando da privati.

Se saremo fortunati o accorti nell’acquisto e garantiremo buone condizioni in vasca ai nostri beniamini potremo invece assistere alla riproduzione. In particolare andrà curata la temperatura, che non dovrà assolutamente essere bassa (l’ideale sarebbe mantenerla tra i 27° e i 28°) e l’alimentazione. È provato, infatti, che fornire spesso cibo vivo stimola la riproduzione dei Trichogaster lalius.

La riproduzione può avvenire anche in vasca di comunità, ma in questo caso bisognerà tener conto del fatto che difficilmente gli avannotti si salveranno o che comunque la maggior parte di essi verrà predata.

Se si punta decisamente alla riproduzione sarebbe opportuno allestire una vasca apposita, ove inserire solo i due riproduttori. In tale vasca bisognerebbe inserire inizialmente non più di 15 cm d’acqua per favorire il recupero delle uova che possono cadere dal nido di bolle.

Anche il fondo non è necessario, anzi, l’assenza di ghiaino faciliterà ai genitori il recupero delle uova. Al massimo potrebbe essere una buona idea mettere sul fondo un po’ di torba che acidificherebbe e ambrerebbe l’acqua creando un ambiente più favorevole, inoltre favorirebbe la proliferazione di microorganismi.

Colisa_Lalia_male.JPG

Sarebbe utile la presenza di piante galleggianti come la Limnobium laevigatum fra le cui radici si sviluppano microorganismi che possono fare da ottimo cibo ai piccoli nelle prime fasi dello sviluppo aumentandone le possibilità di sopravvivenza.

Quando si avvicinerà il momento della riproduzione, il maschio comincerà a costruire un nido di bolle sulla superficie dell’acqua. A differenza di altri anabantoidei, non è insolito vedere la femmina che collabora con il maschio nella costruzione.

Il nido non necessariamente sarà ancorato a delle piante galleggianti, anche se la loro presenza è particolarmente gradita. Quasi sempre poi il nido di bolle verrà rinforzato con pezzi di vegetali che all’occorrenza il maschio strapperà dalle piante.

Una volta terminato il nido avverrà il corteggiamento vero e proprio che si svolge come una specie di danza in cui maschio e femmina si abbracciano. Le uova deposte vengono subito fecondate e, galleggiando, andranno a infilarsi nel nido di bolle. Quelle invece che tenderanno a cadere verranno recuperate dal maschio per essere a loro volta fissate al nido di bolle.

Una volta avvenuta la deposizione, se questa è avvenuta in una vasca spoglia allestita appositamente sarà meglio togliere la femmina. Il maschio infatti farà da guardiano al nido e non esiterà ad attaccare la femmina qualora dovesse avvicinarsi troppo.

In una vasca normale, se adeguatamente piantumata, non dovrebbero esserci problemi in quanto la femmina potrebbe tranquillamente ripararsi e nascondersi.

Dopo circa 36 ore le uova si schiuderanno e potremo ammirare i nostri piccoli a centinaia. A questo punto potremo togliere il maschio, ma non è indispensabile farlo.

Indispensabile è invece prepararsi a nutrire i piccoli con degli infusori. Bisognerebbe somministrare più pasti al giorno, senza mai esagerare. Per questo sarebbe utile avere delle piante galleggianti dalle lunghe radici come la Limnobium laevigatum, Pistia stratiotes, Ceratopteris cornuta o altre, in quanto i microorganismi che si annidano tra le loro radichette diverrebbero preda e cibo per i piccoli integrando l’alimentazione in modo sano e completo.

La dieta a base di infusori dovrà durare almeno una settimana, per poi essere sostituita da una a base di naupli o microworms, o cibo apposito per avannotti.

La cosa importante durante questo processo riproduttivo sarà tenere la superficie dell’acqua della vasca al riparo da colpi d’aria fredda che, nel primo mese di vita dei piccoli, potrebbero danneggiare irrimediabilmente il labirinto in formazione portando alla morte gli avannotti.

Per garantire una temperatura costante in superficie può essere una buona idea isolare la vasca con del cellophane, lasciando solo una piccola apertura per il ricambio dell’aria e la somministrazione di cibo.

Se si adotta una vasca di riproduzione e si parte con 15 cm di acqua il livello della stessa andrà ripristinato gradualmente facendo particolare attenzione alla temperatura ed ai valori dell’acqua che si andrà ad aggiungere.

Classificazione scientifica

Dominio: Eukaryota
Regno: Animalia
Phylum: Chordata
Classe: Actinopterygii
Ordine: Perciformes
Sottordine: Anabantoidei
Famiglia: Osphronemidae
Sottofamiglia: Luciocephalinae
Genere: Trichogaster
Specie: T. lalius
Nomenclatura binomiale: Trichogaster lalius (HAMILTON, 1822)


Attribuzione immagini

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