Cianobatteri - Cyanophyceae - Alghe verdi-azzurre - Blue Green Algae (BGA) - ABC delle alghe in acquario

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Cianobatteri - Cyanophyceae - Alghe verdi-azzurre - Blue Green Algae (BGA) - ABC delle alghe in acquario

Messaggio da Marino Varetto » 13 aprile 2017, 14:23

Cianobatteri - Cyanophyceae - Alghe verdi-azzurre - Blue Green Algae (BGA)


Cianobatteri.jpg


Cianobatteri in acquario



Classificazione scientifica:

Dominio: Prokaryota Regno Bacteria

Phylum: Cyanobacteria - (Stanier ex Cavalier-Smith, 2002)

Classe: Chroobacteria Cyanobacteria Hormogoneae Cyanobacteria incertae sedis


Descrizione della specie:



I Cianobatteri, gruppo di organismi unicellulari molto semplici ed estremamente primitivi, sono esseri apparsi sulla terra qualcosa come circa tre miliardi e mezzo di anni fa, nel periodo Precambriano, organismi a cui dobbiamo essere grati, in quanto senza di loro la vita come la conosciamo non potrebbe esistere. Si svilupparono sui fondali oceanici, costruendo gradualmente strutture biosedimentarie a strati o cavoliforme di cui oggi si conoscono le formazioni fossili dette Stomatoliti.

Vengono ascritti, con i batteri, al regno delle "Monere" ed alla vasta classe delle Cyanophyceae. Questi organismi, che possiedono la struttura tipica dei batteri in quanto il loro materiale genetico non è contenuto da una membrana nucleare e non è separato dal citoplasma, vengono definiti organismi procarioti. Come le alghe, i cianobatteri sono fotoautotrofi, ossia in grado di sintetizzare le sostanze organiche loro necessarie a partire da quelle inorganiche, utilizzando la sola luce solare come fonte di energia, espletando il processo di fotosintesi.

Questa sorta di ambiguità ha creato non pochi problemi agli studiosi per definire la loro classificazione e per questo motivo venivano precedentemente chiamati "alghe rosse patinose", o "alghe verde azzurre" e non con il loro vero nome, "Cianobatteri".


Blue-green_algae_cultured_in_specific_media.jpg


Una coltura di cianobatteri in vitro ­- Foto Wikipedia - Joydeep



Sfruttando l'energia della luce solare essi ricavano carboidrati dalla combinazione chimica dell'anidride carbonica con l'acqua ricavando ossigeno. Questo processo fu quello che nel periodo Precambriano diede origine e contribuì alla formazione della vita sulla terra,:l'accumulo di Ossigeno. Questo arrivò a saturare prima l'acqua degli oceani, per poi diffondersi nell'atmosfera creando lo strato di Ozono che protegge il nostro pianeta dalle radiazioni ultraviolette della nostra stella madre, il sole.

La Terra però dovette attendere ancora circa due miliardi di anni prima di vedere comparire i primi organismi pluricellulari, e capite bene quindi, che con tutti questi presupposti questi piccoli esseri proprio non sono da sottovalutare. Come abbiamo visto, l'energia che consente a questi esseri di sopravvivere, riprodursi e proliferare, sostanzialmente è la luce solare che viene da essi elaborata e sfruttata al massimo al fine di potersi sviluppare e prosperare.

Ora, il solo pensare di riuscire a sterminarli al cento per cento, in una nostra vasca eventualmente colpita da questi esseri, è impensabile. Cancellare con le nostre azioni o provvedimenti un essere che ha avuto in miliardi di anni di processo evolutivo il solo scopo di vivere e che è riuscito a farlo quasi senza modificare la sua struttura, se non di pochissimo, è pura follia.
Però quello che possiamo fare è imparare a limitarli, ad arginarli, e contenerli, nonché, a combatterli e vincerli.

Penso che non si possano trovare altri esseri viventi legati alla luce che sappiano adattarsi come i cianobatteri. A seconda dello spettro luminoso a cui vengono sottoposti essi mutano il loro colore, proprio a seconda della lunghezza d'onda luminosa disponibile, passando dal rosso al marroncino, dall'azzurrognolo al grigio scuro sino al verde scuro classico nelle acque dolci. Questo è il vero segreto per cui questi organismi riescono ad accrescere in quasi qualsiasi condizione luminosa, a differenza di alghe e piante.

Questa loro immensa capacita di sapersi adattare alle più differenti condizioni di illuminazione li rende veramente ostici da combattere in acquario. In molte pubblicazioni è parere comune consigliare dei periodi più o meno lunghi di "buio", portati anche al limite della resistenza stessa delle piante superiori per combattere queste insorgenze, ma la loro capacità di ritirarsi in una sorta di stato di quiescenza, sfruttando le proprie riserve nutritive, rende questo approccio molto complicato, difficile e spesso inefficace.

Molto dipende anche dalla posizione, dal luogo preciso in cui si verifica inizialmente l'insorgenza, ad esempio, se tra vetro e fondo, o se su arredi e foglie, o se direttamente sul fondo stesso. In qualsiasi caso comunque, con questi essere è fondamentale cercare di giocare in anticipo, evitando di lasciarli proliferare in colonie estese, ma di intervenire rapidamente ed in velocità.

Di frequente la loro apparizione in una vasca è associata all'introduzione di qualche nuova pianta, magari passataci da qualche appassionato, che agisce da portatore sano nel nuovo ambiente, dove con molta probabilità, proprio tutte le condizioni ideali di conduzione non sono rispettate, ma possono anche apparire, in vasche poco mature e di nuovo allestimento, come in vasche invece molto mature e stabili; vere ragioni nette quindi, non ce ne sono.

E' infatti convinzione di alcuni che i Cianobatteri si possano dividere quantomeno in due grandi famiglie: quelli che compaiono nelle vasche appena allestite, come ad esempio le Diatomee, destinati il più delle volte a scomparire da soli non appena le condizioni ambientali si renderanno stabili e corrette, e quelli invece che insorgono in vasche ormai mature, che sono quelli che dobbiamo temere.

La colonia di cianobatteri comincia ad espandersi sul fondo di questa vasca; presto cominceranno a produrre un incredibile Pearling




Cause scatenanti:



Qualità generale dell'acqua comunque.
Basso livello di inquinamento da Nitrati e Fosfati.
Valori generali dell'acqua tendenti all'alcalinità. (KH - GH - pH alti). Valori chimici dell'acqua instabili, e costantemente in fluttuazione.
Scarsa pulizia del fondo, con accumulo di detriti, dovuto perlopiù, ad una cattiva circolazione dell'acqua nell'acquario. Stasi o blocchi della crescita nelle piante superiori, generati dai soliti fattori già visti.
Luci e lampade vecchie ed usurate, o con spettro luminoso errato.



Rimedi ed interventi limitanti:


Rimozione meccanica delle colonie. E' tutt'ora il migliore metodo d'intervento, occorre soltanto attrezzarsi un minimo, costruendoci un semplice sifone d'aspirazione, impiegando un tubetto rigido da aeratore lungo poco più dell'altezza della vasca, collegato ad un tubetto flessibile dello stesso diametro, che arrivi sino a terra dopo di che, sfruttando il principio dei vasi comunicanti classico, utilizzato in occasione dei cambi d'acqua, si procede anche giornalmente alla loro aspirazione.

L'utilizzo di un tubetto costruito in questo modo, ci permette con la sua parte rigida di arrivare in qualunque posto o angolo della vasca, e la bassa potenza di aspirazione, ci consentirà di agire con relativamente calma e precisione su sabbia, arredi e piante senza generare problemi. Inoltre, la quantità d'acqua estratta da compensare sarà molto limitata.


cianobatteri o1.jpg


Le curiose forme che le colonie di Cianobatteri possono assumere, per effetto della grande quantità di pearling che possono sviluppare, che le porta a volte anche a galleggiare -­ Foto Stefano65





E' molto importante cercare in questa operazione di evitare di disperdere porzioni anche piccole di queste colonie batteriche, in quanto così facendo altrimenti le vedremo allargarsi anziché riuscire a ridurle. Molta attenzione quindi ad aspirare quanta più materia possibile e, manco a dirlo, agire con calma e precisione, sfruttando la loro naturale tendenza ad aggregarsi in colonie, anche molto fitte.

E' consigliabile, utilizzare come contenitore dell'acqua prelevata un bidoncino o una tanica che non si utilizza normalmente per i cambi d'acqua, e dove precedentemente si sia provveduto a disciogliere una soluzione anche blanda di candeggina ed acqua, risciacquando accuratamente lo stesso dopo ogni intervento. In questo modo, eviteremo di "auto contagiarci" la vasca in seguito e si debelleranno i ciano estratti prima di disperdere l'acqua reflua nelle fognature.

Creazione di zone mirate di buio. Quando questi esseri compaiono tra il vetro e la sabbia del fondo, aspirarli può risultare particolarmente complicato, quindi la prima cosa da attuare, è quella di creare una zona di buio, schermando la parte di vetro interessata, con i dovuti abbondi, con un cartoncino nero oscurante, applicato all'esterno della vasca con del semplice nastro adesivo, in modo da "tagliare" completamente la fonte luminosa ai batteri.

Le reazioni che si potranno notare potranno essere sostanzialmente di due tipi: la più auspicabile è che avendo anticipato il fiorire dell'infezione questi batteri scompaiano dopo dieci o venti giorni da soli, in quanto mancandogli la luce non riescano a svilupparsi, oppure, in associazione a questa, potremo vederli apparire sulla superficie del fondo in quanto i ciano sono in grado di spostarsi inseguendo la fonte luminosa, ma arrivando sullo strato superficiale del fondo ci sarà più facile aspirarli.

Trattamento con il Perossido di Idrogeno, comunemente conosciuto come Acqua Ossigenata. Il metodo funziona, ma non quanto si potrebbe sperare in quanto comunque la resistenza di questi esseri è molto forte anche alla grande ossidazione che questa soluzione può sviluppare. Personalmente, lo ritengo valido per "stanare" i ciano più ostinati che si interpongono tra vetro e fondo, quasi obbligandoli a risalire sulla superficie della sabbia, dove successivamente sarà più facile aspirarli.

Oppure, utilizzare tale trattamento, (vedi articolo specifico), per quasi "resettare" un acquario ormai molto maturo, (sei mesi, un anno dal suo allestimento), per cercare di abbassare in questo modo il carico organico ormai presente nella vasca intera, nel suo fondo ecc. In questo modo, si migliorerà la qualità generale dell'acqua, eliminando sostanze nutritive ormai inutili per le piante superiori, ma altrimenti assimilabili dai batteri.

La scelta di questo trattamento è comunque sempre da vedersi in funzione soprattutto delle piante presenti e coltivate nell'acquario perché a non tutte le specie fa bene venire a contatto con il Perossido. In questo caso, si renderà necessario spostare quelle più sensibili in una vasca di emergenza provvedendo al momento, se possibile, ad una buona pulizia delle stesse.

L'impiego dell'Acqua ossigenata inoltre, se utilizzata a spot sulle colonie batteriche stesse, in certe situazioni complicate, può favorire in parte l'azione di aspirazione in quanto la sua azione altamente ossidante riesce ad agevolare il distacco della patina batterica dal substrato aggredito.

Intervento con il buio totale. Mi permetto di non condividerlo appieno, proprio per i motivi spiegati in precedenza, perché un simile trattamento, per avere degli effetti validi, deve durare un tempo che razionalmente non è sopportato dalle piante superiori, che di conseguenza ne patirebbero.

L'impiego di nemici naturali, come pesci e lumache. So che non fa piacere sentirlo dire, ma non esiste animale che gradisca i cianobatteri nella sua dieta, anzi, proprio non li guardano neppure, molto probabilmente perché davvero poco appetibili.

E' scientificamente appurato infatti, che i cianobatteri sono in grado di rilasciare delle potenti tossine, dette ciano tossine neuro tossiche, come la B-metilammino-alanina, la anatossina-a, la saxitossina, queste ultime in grado di impedire la comunicazione tra neuroni e cellule muscolari e quindi possono interferire con il sistema nervoso e provocare la morte per paralisi dei muscoli respiratori se non direttamente dell'uomo, ma di certo in animali più piccoli, come greggi e selvatici in genere.

Al momento, il mondo della ricerca medico - scientifica, sta cercando di esplorare l'impiego delle citotossine, sempre elaborate da questi esseri, per combattere in modo naturale le singole cellule cancerogene, alghe e batteri, senza che l'organismo pluricellulare ne abbia a patire.

Trattamento con Carbonio liquido. Sono molti i prodotti commercializzati con questo nominativo, tanto che quasi tutte le case in catalogo hanno un loro Carbonio Liquido, ma le cose non stanno proprio in questo modo. Essi sono composti, tutti nessuno escluso, da una certa percentuale di "glutaraldeide", che è, come sappiamo, una sorta di disinfettante molto utilizzato in medicina per la sanificazione e la disinfestazione dei laboratori, negli ospedali ecc.

Questa sostanza viene disciolta nel solvente acquoso, in genere acqua di Ro pura, in ragione del 2 - 3% , ed a questa tipologia di prodotti appartengono i vari Excel, Easy carbo, Florido C7 ecc. Altri prodotti simili, invece, come ad esempio uno su tutti, il Carbo Elixier Bio della Dennerle, si dichiarano chiaramente glutaraldeide free.

Mi sembra evidente dover sottolineare che i più efficaci, quelli che servono maggiormente per questi trattamenti, sono i primi elencati. Si devono utilizzare con il metodo dell'azione mirata a spot, utilizzando una siringa per trattare una zona ben precisa alla volta. Non sono certo la panacea ed il rimedio di tutti i problemi che si possono avere durante una infestazione di alghe, ma
possono aiutare sia a fermarle che a debellarle ed il loro uso è sempre consigliabile restringerlo a tempi limitati.

E' molto importante non superare mai le dosi massime indicate sul bugiardino del prodotto. Ricordo ancora una volta se ce ne fosse bisogno, che comunque questi interventi sono e restano degli interventi estremi, e che occorre sempre cercare di ripristinare le condizioni ottimali nella vasca per evitare nuove ed inevitabili ricadute.

Trattamento con Ipoclorito di Sodio. Si, la classica e sola Candeggina ad uso commerciale ed in soluzione al 5% che troviamo nei supermercati. Per altro la stessa che vi consigliavo di utilizzare per trattare il bidoncino, il tubetto sifone e qualsiasi altro attrezzo utilizzato in vasca durante l'insorgenza dei cianobatteri.

Molto francamente, posso dire di non averla mai utilizzata, anche perché queste insorgenze per fortuna nostra, non sono poi così frequenti, ma mi sembra ovvio che nell'usare questo prodotto occorra fare molta, molta attenzione per l'intero ciclo di trattamento.

Non dobbiamo mai e ripeto mai superare le dosi consigliate, anzi, se possibile cercare di restarne al di sotto e tale limite è conclamato in 5 ml su 100 litri di acqua da trattare. Il risultato migliore lo si ottiene lavorando a spot con una siringa, irrorando a filtro spento e senza alcuna corrente in vasca, singole porzioni di colonie batteriche.

Passati circa 30 minuti dal trattamento, è sempre necessario provvedere a sostituire un quantitativo corposo di acqua, generalmente consigliato in ragione di venti litri per ogni ml di candeggina utilizzata. Mi sembra ovvio che se nel nostro caso la vasca contenesse ad esempio 100 litri netti di acqua il trattamento sarebbe da programmare in più soluzioni, un giorno dopo l'altro, e non eseguito tutto in una sola volta. Direi di non superare il modulo del 30% del volume utile della vasca.

Trattamento specifico con antibiotici. Utilizzato soprattutto in medicina per combattere le infezioni batteriche dovute al gruppo appartenente ai "Gram negativi", come e principalmente l'Eritromicina. Lo sconsiglio vivamente e per molte ragioni che reputo negative, ragioni quali:


- Non si hanno comunque certezze né garanzie specifiche di risolvere la questione.
- L'utilizzo di questi potenti chemioterapici, può intaccare, e quasi certamente lo fa, anche l'intera flora batterica del filtro.
- Potremmo, utilizzandoli indiscriminatamente, contribuire a creare e diffondere nuove forme o mutazioni di cianobatteri resistenti agli antibiotici. Per questo consiglio sempre di cercare di azzerarli nel flacone di raccolta prima di smaltirli nella rete fognaria.
- Ricordate che in acquario non possiamo pensare di eliminarli, ma soltanto limitarli e circoscriverli.



Per tornare all'elenco delle alghe in acquario: ABC delle alghe in acquario - Le nostre attuali conoscenze




Note dell’Autore:


Questo articolo è stato da me pubblicato per la prima volta sul forum Acquariodolce.it nel periodo intercorso tra il 2015 ed il 2016, poi diventato Microcosmoacquari.it
La versione che avete letto è stata da me rivista e corretta, e nuovamente editata per la sua pubblicazione odierna.



Bibliografia e ringraziamenti dell'Autore:

- Il web tutto
- Wikipedia enciclopedia libera
- Rivista Aquarium , ed. Primaris
- Rivista Acquarium oggi, ed. Aquaristica
- La mia Biblioteca personale


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